17 marzo 2010
Articolo - dal quotidiano LA SICILIA del 17 marzo 2010

«Protesta a oltranza»
Seconda notte sul tetto
Edilizia in crisi, cantieri fermi e commesse bloccate: in questo scenario matura la seconda drammatica notte di protesta di quattro operai a venti metri d’altezza sul tetto dello stabilimento della Icob e della Coesi Costruzioni generali, alla zona industriale, Blocco Palma 1.
Il problema delle imprese è quello della liquidità, mentre dalla parte opposta una cinquantina di operai chiedono il rispetto dell’accordo per l’accesso alla mobilità stipulato all’ufficio del lavoro. Tra stipendi pregressi, ferie non godute, tredicesima e parte della cassa integrazione servirebbero secondo la Filca Cisl 180mila euro, ma su questo punto c’è la disponibilità del sindacato e dei lavoratori a ragionare su un possibile acconto, giusto per alleviare una situazione divenuta insostenibile.
Dopo la protesta di lunedì la prefettura ha avviato in tempi rapidissimi la sua mediazione istituzionale, riunendo ieri sindacato e azienda e garantendo il suo intervento sugli enti che avrebbero stati d’avanzamento lavori da saldare alle imprese (tra questi i comuni di Bronte e Camporotondo) e sul sistema creditizio.
«La protesta prosegue - afferma il segretario generale della Filca Cisl Gavino Pisanu - perché il responsabile di Icob e Coesi ha ribadito di non poter anticipare nulla, trovandosi in una situazione di grave difficoltà, ma la situazione di questi lavoratori è ormai drammatica, e dunque sarà necessario proseguire la protesta sul tetto dello stabilimento, ancora più dura a causa del freddo». Ognuno degli operai, in base all’anzianità di servizio avanza un credito variabili dai dieci ai quindicimila euro.
«C’è la disponibilità dei lavoratori al dilazionamento di questi pagamenti - aggiunge Pisanu - tuttavia è necessario un anticipo per fronteggiare la situazione di assoluta emergenza di queste famiglie».
Una crisi, quella della Icob e della Coesi Costruzione generali, che ha cominciato a manifestare i suoi effetti un anno e mezzo addietro, dopo che per anni i posti di lavoro e gli stipendi erano stati regolarmente garantiti. In una nota le due aziende rilevano di non trovarsi in liquidazione o in fase di prechiusura, «ma di avere attivato una procedura di mobilità del personale in esubero dovuta ad una temporanea crisi delle commesse e da una carenza di liquidità esterna che ha reso difficoltoso il recupero dei numerosi crediti vantati».
Nella nota le aziende aggiungono «di essere ancora in piena operatività, avere in corso un programma di riorganizzazione e di non volersi sottrarre al confronto con le parti sociali e con le istituzioni sui propri programmi di sviluppo». Tra le commesse «bloccate », in questo caso da un’indagine giudiziaria, anche la realizzazione di uno dei parcheggi interrati a Catania, quello del viale Sanzio.
CESARE LA MARCA


