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CONSIGLIO GENERALE CISL NOVEMBRE 2009

 

 

Care amiche e cari amici,

un altro anno sta per finire e noi, come di consueto, ci ritroviamo tutti insieme nel tentativo non facile di tirarne le somme. 
        L’occasione, come sappiamo bene, è quella del Consiglio Generale, il secondo del 2009 dopo quello dello scorso 10 luglio, che ogni anno convochiamo a ridosso delle festività natalizie.

 

            La relativa vicinanza tra i due appuntamenti, mi consentirà, forse, di accogliere le richieste che mi sono pervenute, tra il serio e il faceto, di tenere una relazione di non oltre trenta minuti.

Prima di tutto, però, voglio salutare calorosamente i nostri amici che nonostante i loro numerosi e gravosi impegni in agenda, hanno trovato uno spazio per partecipare ai nostri lavori odierni.

Anche oggi, come un anno fa, abbiamo il piacere di avere tra noi Franco Turri, Segretario della nostra Categoria nazionale; alcuni di noi lo abbiamo incontrato una dozzina di giorni fa a Matera, ad una “due giorni” di formazione per le strutture regionali e provinciali del Sud, davvero molto ben organizzata, che Franco ha concluso magistralmente.

 Franco non lo scopriamo certo oggi: si tratta di un personaggio di peso e, quindi … io e lui abbiamo qualcosa in comune.

 

A parte le battute, lo ringraziamo davvero di cuore per essere qui.

Ed un caloroso ringraziamento va anche a Santino Barbera, che nello scorso Consiglio Generale avevamo salutato come neo eletto Segretario Generale della Filca siciliana ed al quale, oggi, invece, possiamo esprimere le più vive felicitazioni per quanto è già stato in grado di fare nei primi mesi della sua direzione.

Padrone di casa tanto quanto noi, è Alfio Giulio, Segretario Generale dell’Unione Sindacale Territoriale di Catania, che ringraziamo per il contributo che certamente fornirà alla buona riuscita di questi lavori.

            Infine, ringrazio tutti Voi perché la vostra presenza qui è assai significativa dello stato di salute, politico ed organizzativo, di questa Filca Cisl di Catania che ho l’onore di dirigere.

            Quello trascorso è stato l’anno dei Congressi per la Cisl e per le sue Categorie.

            Un periodo molto intenso che ci ha consentito di mettere a punto le politiche e gli assetti organizzativi interni, e nel corso del quale abbiamo incontrato tutta la nostra gente e moltissimi lavoratori che hanno simpatizzato con la Cisl e dei quali tanti si sono pure iscritti.

            Quello congressuale è stato un momento importante nel quale abbiamo parlato di noi e di quel che vogliamo fare al Paese, un Paese attanagliato dalla morsa di una crisi globale assai simile, per gravità e conseguenze, a quella del 1929.

            Certo, quel mondo era assai diverso da quello attuale; lo sconfitto di allora, però, è lo stesso di oggi e si chiama liberismo, teoria politico-economica secondo cui il mercato è guardiano di se stesso essendo guidato da una “mano invisibile”.

Secondo il padre del liberismo, la ricerca individuale del proprio benessere gioverebbe all’intera società.

Chiunque cerchi in qualche modo di soddisfare il proprio personale interesse a livello economico, sarà inevitabilmente portato a fare il bene di tutti. Per far questo non c’è bisogno di alcun intervento esterno da parte dello Stato, in quanto il mercato si autogestisce da solo nel proprio interesse, guidato da una mano invisibile. Una guida positiva che regola la gestione della domanda e dell’offerta che, grazie ad un libero mercato concorrenziale, non saranno mai in eccedenza.

Il ruolo riservato allo Stato è quello di un giocatore di secondo ordine, che si deve solo impegnare a garantire le infrastrutture, pagate attraverso una minima tassazione, che possano permettere il libero scambio del commercio.

La conferma del fallimento del liberismo si trova, in entrambe le crisi, nell’esigenza di un intervento attivo dello stato non solo nella regolamentazione del mercato, ma anche nella redistribuzione delle risorse e così via.

Ho accennato a due delle tantissime e diverse teorie politico-economiche, per  giungere, con modestia, ad una conclusione: sono i governi che devono indicare la via per uscire dalla crisi.

Sono loro che devono porsi il problema di individuare un nuovo modello di sviluppo, che ruoti intorno all’idea dell’uguaglianza dei diritti, della centralità del lavoro, della ridefinizione del rapporto fra Stato e mercato, fra economia e ambiente.

Ed a tale proposito, nel nostro Paese cosa succede?

Si fanno chiacchiere, di ogni genere e tipo.

Chi fa più notizia è, ovviamente, il Presidente del Consiglio, che sembra non voler fare proprio nulla per non far parlare di sé; anzi, talvolta viene da pensare che egli preferisca mantenere la discussione politica sulle sue questioni personali proprio per evitare che essa si sposti su quelle di interesse del Paese.

E, su questo tema, per la verità, sbaglia anche chi alimenta questo insopportabile “cortile” nello squallido tentativo di trarne un vantaggio politico.

C’è chi dice che la nostra democrazia è stata trasformata in una “mignottocrazia”, altri sostengono che se la prima repubblica è finita per “tangentopoli”, l’era del berlusconismo potrebbe finire per lo scandalo di “puttanopoli” o di “mafiopoli”.

Tutti termini e ipotesi suggestive ma che distraggono dai problemi reali e consentono al Governo di eludere il suo dovere di governare partendo dall’individuazione di chi paga il disastro economico tuttora in corso e di quale dovrà essere la strategia di uscita dalla crisi.

Il Governo deve governare e deve confrontarsi con il popolo italiano sulle soluzioni che intenderebbe adottare per l'industria, le esportazioni, gli investimenti, lo stato sociale, la scuola, la ricerca, la giustizia, la pubblica amministrazione, e quant’altro diventa carne e sangue dei cittadini.

Dopo circa un anno e mezzo, gli esponenti del Governo si vantano ancora di come hanno risolto il problema dello smaltimento rifiuti a Napoli ma non fanno alcun riferimento a quelli esplosi in altri territori a partire da quello di Palermo, sbandierano come chissà quale grande risultato la consegna di un numero insufficiente di alloggi all'Aquila, ma si guardano bene dall’affrontare, ad esempio, il nodo della disoccupazione che aumenta in modo esponenziale e quello del diffuso dissesto idrogeologico a causa del quale, ad ogni pioggia, buona parte del Paese teme per la propria sorte.

Il 3 ottobre scorso, due giorni dopo le ultime piogge battenti in Sicilia che hanno provocato morte e distruzione nel messinese, un articolo di un’autorevole quotidiano nazionale era titolato:”Non chiamatela calamità”.

Il “pezzo” ricordava che solo due anni prima, nella stessa zona, era accaduto qualcosa di simile ma, nonostante quell’avvertimento, niente era stato fatto per prevenire un disastro annunciato a causa dell’incuria, dell’abbandono, e dell’irresponsabilità dei politici nazionali e degli amministratori locali di quei territori.

Lo scorso 19 novembre, nell’Attivo regionale che si è tenuto a Palermo, la Filca ha formulato alcune richieste precise al Governo regionale tra cui quella di mettere in sicurezza il territorio siciliano.

E’ questa la priorità: proteggere le colline dove andiamo a fare le scampagnate, le strade dove camminiamo per andare a lavoro, le case nelle quali viviamo e cresciamo i nostri figli.

            Ha perfettamente ragione il Capo dello Stato a invocare maggiore sicurezza piuttosto che “opere faraoniche”.

            Mentre si continua a discutere della realizzazione del ponte sullo Stretto che certamente si può e si deve fare, bisogna fare tutte quelle piccole opere normali, regolari, quotidiane che potranno impedire, per il futuro, altre morti di cittadini inermi a causa di un nubifragio come quello dello scorso ottobre a Giampilieri.

            Prima di pensare a nuove autostrade bisogna coprire le buche delle strade già esistenti, prima di ipotizzare altre tratte per treni ad alta velocità vanno resi più confortevoli, puliti e puntuali quelli dei pendolari, prima di guardare a nuove centrali nucleari occorre  manutenere meglio la rete elettrica, e così via; in un Paese civile e moderno si fa così.

Come abbiamo già detto nel nostro ultimo Congresso, e come ha indicato anche Santino nella sua relazione d’apertura dell’Attivo regionale, vanno attivati subito gli interventi normali, quelli definiti minori ma subito cantierabili, che possono rappresentare un primo importante sbocco per l’occupazione e per la crescita.

Sono due milioni le persone senza lavoro, di cui la maggioranza sono giovani,  secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat: una enormità, se si considera che molti non sono censiti a causa della precarietà del lavoro a tempo determinato che prima svolgevano e che non è stato più rinnovato non appena la crisi è esplosa in tutta la sua drammaticità.

Il dato non era così drammatico dal marzo del 2004.

La crisi non solo non è finita ma continua a colpire i lavoratori, i precari e le imprese, specie le piccole, per non parlare poi del numero senza precedenti di cassaintegrati.

Solo nel mese di ottobre si sono bruciati, su base annua, altri 236mila posti di lavoro.

Tra i giovani, il tasso di disoccupazione sfiora ormai il 27%.

La Banca d'Italia, nel suo rapporto periodico sugli aspetti territoriali dell'economia italiana, sostiene, addirittura, che nei prossimi mesi le prospettive occupazionali rischiano di “aggravarsi” in tutte le zone del Paese, in particolare nel settore industriale.

Ciò rende sempre più evidente l’asimmetria tra la “crisi percepita”, descritta virtualmente dalla politica, e la “crisi reale”, vissuta concretamente dal Paese.

Il Governo non può continuare a fingere di non vedere.

Perciò fa bene la Cisl a chiedere più aiuti alle famiglie e meno tasse per lavoratori e pensionati, insomma, un nuovo patto fiscale per ridurre le tasse a chi le ha sempre pagate.

Perciò occorre costruire un’alleanza con le imprese che vanno accomunate nella richiesta di una maggiore detassazione della contrattazione di secondo livello.

Alle imprese “virtuose” che investono in ricerca e innovazione, che aumentano l’occupazione e la produttività, andrebbero concessi sgravi fiscali attraverso un meccanismo premiale, in modo da ridurre i rischi di uno svantaggio competitivo per il nostro sistema economico nei confronti di quelli di altri paesi con livelli di tassazione assai più bassi del nostro.

In tale contesto, va intensificata la lotta all’evasione fiscale, ma anche agli sprechi ed alle inefficienze che ricadono sui cittadini.

Di tutto ciò si è discusso anche qui a Catania in un’iniziativa molto ben riuscita, organizzata un paio di settimane fa dall’Unione, e che ha visto la partecipazione dei nostri amici Paolo Mezzio e Maurizio Bernava, oltre che di numerosi politici ed amministratori locali.

Certo, in questo momento il nostro interlocutore, e cioè il Governo e la maggioranza che lo sostiene, vive uno scontro interno vero, che non riguarda solo gli assetti civili e istituzionali, ma anche i modi per uscire dalla crisi.

Il Presidente del Consiglio è sempre più preda della sua “sindrome da accerchiamento”, e continua a ripetere che i “giudici comunisti” vogliono far cadere il governo.

Tutte chiacchiere: nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia del Parlamento e della coalizione che ha ricevuto dagli elettori il consenso per governare.

Quindi, governi e dia risposte al Paese.

Volendo utilizzare adesso un’immagine abusata ma efficace, secondo cui se Atene piange, Sparta non ride, possiamo affermare che se Roma piange, Palermo non ride.

La coalizione di centro-destra che sosteneva il Governo siciliano è ufficialmente in frantumi, e il governatore Raffaele Lombardo ne ha preso atto davanti all'Assemblea regionale dichiarando la dissoluzione della maggioranza a causa del voto con cui è stato bocciato il Documento  di programmazione economica e Finanziaria all’Assemblea regionale e, quindi, il programma del futuro esecutivo.

Il Presidente di Regione con il più alto gradimento d'Italia, ormai circondato da nemici irriducibili che hanno gettato la maschera da alleati, è deciso a proseguire e per farlo ha giocato una carta a sorpresa annunciando un programma di riforme che va dalla semplificazione burocratica all'emergenza rifiuti, da portare avanti e far votare da chi ci sta e, quindi, anche con i voti dell’opposizione.

Quest’ultima, cioè il Partito Democratico, ha posto la condizione della dichiarazione di crisi del centro-destra per verificare la possibilità di aprire una stagione di riforme condivise.

L’ipotesi su cui sembra si stia lavorando è quella di un governo di minoranza composto da Mpa e Pdl Sicilia, con l’appoggio esterno del Pd: un esecutivo più tecnico che politico.

L’ordine del giorno approvato l’altro ieri con 34 voti favorevoli (3 in più del previsto), 9 contrari e 9 astenuti, su 52 presenti a Sala d’Ercole, con la presenza risultata decisiva  di 9 deputati del PD, sembra andare nella direzione di una giunta di minoranza.

In questa vicenda si è mosso anche il buon Maurizio Bernava al quale esprimiamo il nostro sostegno anche se ci permettiamo di consigliargli prudenza.

Di Catania cosa dire?

In una battuta, potremmo dire che i conti non tornano.

            I centoquarantamilioni di cui si fa gran parlare da tempo non si sono mai visti, più passa il tempo e più concreta diventa la possibilità del dissesto finanziario, i creditori rivendicano il pagamento delle loro forniture, i dipendenti comunali vengono pagati “regolarmente” in ritardo, l’AMT dovrebbe avere svariati milioni di euro, sono sempre crescenti le difficoltà nel recupero dell’evasione fiscale, permane la sovraesposizione con le banche, i servizi sociali sono al minimo storico, ciò nonostante sono state affidate consulenze ad esterni per oltre quattrocentomila euro e, per quanto ci riguarda, l’edilizia è ancora ferma, basti pensare che le opere nuove e/o in fase di realizzazione sono la Ferrovia Circumetnea, l’Ospedale “San Marco” di Librino, ed il Centro Commerciale “Le Tenutelle” di San Giorgio.

            Se a tutto ciò aggiungiamo che buona parte di questi fatti appena citati sono stati denunciati dalla nota trasmissione televisiva Report, che da quella denuncia, presumibilmente, sono state avviate due inchieste per abuso d’ufficio e per il buco di bilancio, che di risanamento delle casse comunali non si intravede neanche l’ombra, il quadro di riferimento politico-amministrativo di questo territorio è davvero preoccupante.

Per dirla tutta, siamo in piena emergenza sociale qui a Catania, in Sicilia e nel Sud del Paese, la nostra economia è ancora condizionata dalla criminalità nonostante i duri colpi messi a segno recentemente dalle forze dell’ordine, e per uscirne c’è bisogno di unire il Paese attraverso un’alleanza tra Nord e Sud, perché quest’ultimo non sia più soltanto la cosidetta “questione meridionale” ma un ‘area da valorizzare.

Infrastrutture (viabilità, ferrovie, porti), sviluppo (produzione, innovazione, turismo), capitale umano (occupazione, scuola, formazione), buona amministrazione (sanità, legalità, semplificazioni) rappresentano quattro buone ragioni per investire al Sud e, quindi, anche a Catania, con i finanziamenti previsti dal Fas e dai Fondi strutturali europei.

Per riuscire in questa difficile impresa c’è anche bisogno di creare le condizioni per impedire “la fuga dei cervelli” all’estero, anche perché qui resterebbero i peggiori, ed è necessario che emergano, magari con una diversa legge elettorale, politici veri con “un forte senso della missione, spirito di servizio e di sacrificio al di là di ogni legittima ambizione personale”.

            Noi della Filca di Catania, nel nostro piccolo, ci muoviamo ogni giorno in questo “solco” cercando di rappresentare al meglio i bisogni e le aspettative della gente che rappresentiamo.

      Lo facciamo con una squadra che funziona tant’è che anche quest’anno la Filca Cisl di Catania si conferma quale prima Organizzazione Sindacale degli edili  con 6281 iscritti e vanta 385 iscritti in più rispetto alla seconda che è la Fillea.

Gli artefici di questo risultato che ringrazio sentitamente sono Nunzio Turrisi, Daniela Tringali, Nino Barbera, Felice Barelli, Rosario Di Mauro, Domenico Murabito, Maria Paladini e Saro Portale, unitamente a questo gruppo dirigente, ai Segretari delle Unioni comunali, a tutti gli attivisti.

Abbiamo fatto tanto quest’anno, e molto altro ancora possiamo e dobbiamo fare.

Voglio citare, tra le tante, una delle nostre ultime iniziative che ha avuto anche una grande eco nei giornali locali, che è stata riportata da “Conquiste del lavoro”, il quotidiano della CISL fondato nel 1948 da Giulio Pastore, e dal sito della Filca nazionale.

Mi riferisco a quella riguardante i novanta lavoratori della FCE scarl, impegnati nella realizzazione di una galleria sottostante il centro abitato del comune di Biancavilla, ormai sotto stretta osservazione epidemiologica da parte della Comunità scientifica dal 1997, da quando cioè si è scoperta la presenza nelle sue rocce laviche di fluoroedenite, un minerale fibroso, di colore giallo intenso, trasparente, brillante ma talvolta anche di aspetto resinoso, le cui polveri sottili possono determinare effetti sulle persone dello stesso tipo che provoca l’amianto.

Si tratta di un nemico invisibile, una “polvere killer” che può sprigionarsi nell’aria ad ogni movimento terra e, pertanto, essere inalata con i gravi rischi ormai a tutti noti; i medici competenti che si sono interessati ai lavoratori sostengono all’unisono che abbassare la mascherina un solo attimo potrebbe essere fatale.

Abbiamo detto e ancora sosteniamo con forza, che questi nostri edili lavorano sotto terra ma non sono invisibili, e che ad essi la collettività deve essere riconoscente perchè è anche grazie alla loro opera che il progresso viene garantito e migliora la qualità della nostra vita, in questo caso,  attraverso la modernizzazione e la velocizzazione dei collegamenti.

Si brinderà certamente alla “caduta” dell’ultimo diaframma, dopo, però, non permetteremo che ci si dimentichi di questi lavoratori per i quali chiederemo, per un fatto di giustizia sociale, al Ministero del Lavoro, ed a quello dell’Ambiente, un riconoscimento specifico quale potrebbe essere una disposizione previdenziale di vantaggio.

A tale proposito non escludiamo di fare qui a Catania una grande iniziativa, anche unitaria, nei primi mesi dell’anno prossimo, per la quale chiediamo alla Filca nazionale e regionale, nonchè alla Cisl  regionale e locale un forte e convinto sostegno.

Noi penseremmo di invitare il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, quelli dell’Ambiente e dei Trasporti, il Servizio Sanitario nazionale, L'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, il Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Catania, la stessa FCE, la Sidercem S.r.l., l’Agenzia regionale per i Rifiuti e le Acque, l’Assessoriato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, l’Amministrazione Comunale di Biancavilla, e quanti altri si riterrà di coinvolgere per la riuscita e l’efficacia dell’iniziativa le cui conclusioni dovrebbero essere affidate a Beppe D’Ercole, responsabile per l’Ambiente della Cisl nazionale.

Come potete ben vedere, la Filca di Catania non intende mollare, anzi, è più impegnata che mai.

E anche se talvolta, in questa città, ci sembra di “predicare nel deserto”, noi rilanciamo la nostra proposta alle Istituzioni, ed alle forze politiche e imprenditoriali, di un patto per un nuovo sviluppo territoriale che potrebbe essere stretto avviando da subito “un tavolo per le opere”, cioè un’occasione di confronto tra l’Ance, le Organizzazioni Sindacali, il Comune e la Provincia regionale di Catania, e le Amministrazioni comunali ricadenti nel territorio provinciale catanese, allo scopo di monitorare ed avviare in tempi brevi tutte le opere cantierabili.

Anche se ancora non abbiamo avuto grandi ascolti, noi insistiamo perché sappiamo bene che come è contenuto nell’Enciclica del Pontefice, “la crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative”.

E’ di tutta evidenza che la nostra proposta include anche la Feneal e la Fillea con le quali, a livello nazionale, però, non siamo riusciti a varare una piattaforma unitaria per il rinnovo contrattuale.

            Alla luce di quanto era avvenuto lo scorso 22 gennaio con la sottoscrizione dell’Accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali dal quale si era sfilata la Cgil, era possibile che vi fossero due piattaforme; noi edili, però, facciamo grandi opere e, in questo caso, abbiamo realizzato la più grande: ne abbiamo varate tre.

            La nostra, comunque, è stata predisposta sulla base di quanto previsto dal nuovo modello contrattuale e cioè: contrattazione di secondo livello, bilateralità, welfare, durata triennale del contratto, salario, la cui richiesta di aumento pari a Euro 118 riferita al parametro 100, si basa sugli indici IPCA che rappresentano il recupero del potere d’acquisto dei salari nei prossimi tre anni, che il nuovo Accordo di gennaio garantisce nonostante la crisi.

            Giulio Pastore diceva: “ A sposarsi bisogna essere in due. Nell’attività economico-sociale per dare successo ad una azione di riforma bisogna essere in tre; e precisamente: lo Stato, il sindacato dei lavoratori, il sindacato degli imprenditori. Se manca una di queste forze, non si fa niente, come è chiaro. Lo Stato non può fare tutto: ci vuole anche l’iniziativa privata. L’iniziativa privata non può fare tutto: ci vuole anche l’azione pubblica. A che punto siamo oggi?”.

            Con questa relazione, ho cercato, con grande umiltà, di fare il punto ad oggi.

            Mi avvio rapidamente alle conclusioni informandovi che stiamo trasformando il nostro sito da statico in dinamico per il cui aggiornamento ci avvarremo delle prestazioni di un bravo professionista.

            A questo punto, non mi resta che ricordare il senso del messaggio di Natale, e lo faccio con una citazione di Romano Guardini, uno dei più grandi pensatori cattolici del ventesimo secolo: “Ora ci viene rivelato che questo Figlio è entrato nel mondo. Ma ciò in un senso inaudito. Non solo per via psicologica, nell’animo di una persona pia profondamente dotata; non solo in termini spiri­tuali, nei pensieri di una grande persona­lità; realmente, storicamente invece, così da produrre l’unità personale con un es­sere umano. Dio s’è fatto uomo, figlio di una madre umana, uno di noi - ed è ri­masto ciò che Egli è eternamente, Figlio del Padre nel ciclo. Egli, che come Dio era in tutto, ma sempre «dall'altro lato del confine», nell'eterno riserbo, è venuto al di qua del confine, ed è stato ora pres­so di noi, con noi.

Di questo evento parla il Natale. Que­sto è il suo contenuto, questo soltanto. Tutto il resto - la gioia per i doni, l'affet­to della famiglia, il rinvigorirsi della luce, la guarigione dall’angustia della vita - ri­ceve di là il suo senso.

Tanti Auguri.