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Congresso Provinciale Febbraio 2009 - pag. 4

 

Il “siparietto” sulla vertenza Alitalia-Cai, lo sciopero generale dello scorso 12 dicembre, e la mancata firma sul recente Accordo per la riforma della contrattazione, la cui trattativa aveva avuto inizio con la presentazione di una piattaforma unitaria al Governo Prodi, sono solo gli ultimi episodi di cui la Cgil si è resa protagonista solitaria indebolendo così il movimento sindacale in presenza di una crisi che diventa sempre più grave ed i cui effetti penalizzeranno maggiormente i più deboli.

Noi della Cisl insistiamo nel dire che non si può e non si deve essere accondiscendenti o antagonisti in via preventiva, o a seconda del governo con cui si è chiamati a confrontarsi.

Il Sindacato deve essere un soggetto distinto e distante dalla politica, come suole ripetere il nostro Segretario Generale in Sicilia Maurizio Bernava, deve avere il solo obiettivo di negoziare migliori condizioni salariali e normative per i lavoratori quando vi sono le condizioni, e di salvaguardarne l’efficacia acquisita in tempi di crisi come quelli attuali.

Ecco perché assume un valore storico la riforma del modello contrattuale.

Si tratta di una svolta culturale, positiva per le relazioni industriali perché si passa da un modello dialettico ad uno partecipativo, perché si afferma la triennalità dei contratti già concordata per il Pubblico Impiego durante il Governo Prodi, perché consente di aumentare i salari che decorreranno dall’inizio della triennalità e non da quando viene rinnovato il contratto, perché al tempo stesso favorisce l’incremento della produttività delle aziende, perché mira a ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali, perché con esso i sindacati sono chiamati a definire entro tempi certi le regole della democrazia sindacale, quelle per misurare la rappresentanza.

L’Accordo dello scorso 22 gennaio, quindi, cambia le regole senza ridurre le tutele, tema assai caro al nostro amico Paolo Mezzio che è il Responsabile organizzativo della Cisl nazionale ma per noi della Filca di Catania è pure un importantissimo punto di riferimento.

L’intesa sottoscritta non è solo di merito ma è anche sulle procedure, e quest’ultimo aspetto rappresentava una ragione in più per firmarlo.

E, quindi, bene hanno fatto tutte le parti sociali, quella trentina di soggetti che hanno deciso di imboccare la strada dell’accordo e delle regole; l’errore è, ci permettiamo di rilevare con rispetto, dell’unico soggetto che si è sottratto alla firma decidendo una direzione diversa.

E’ perciò sbagliato, come ha opportunamente segnalato Raffaele Bonanni, parlare di accordo separato.

Nel caso specifico, ha aggiunto: “qui, ancora una volta a separarsi è solo la Cgil”.

Nel nostro ultimo Consiglio Generale dello scorso dicembre ho concluso la relazione con la celebre citazione di Pastore “marciare divisi per colpire uniti”.

Il mio era un auspicio che voglio ribadire ancora in questa occasione, perché considero fondamentale che il Sindacato ritrovi al più presto la strada dell’unità d’azione per il bene dei lavoratori ma anche per evitare la sua stessa delegittimazione.

Noi della Cisl, comunque, andiamo avanti per la strada tracciata che è quella di un Sindacato moderno, non arroccato, consapevole dei profondi mutamenti economici e sociali nel mondo, e perciò convinto di affrontare il cambiamento non certo con gli strumenti tradizionali ormai insufficienti ma modificando tecniche e strategie.

L’obiettivo, però, resta lo stesso di sempre: la valorizzazione del lavoro.

Bonanni fa bene anche ad auspicare un ripensamento della Cgil mentre, invece, sbaglia chi nel Governo pensa di metterla all’angolo.